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NO pain No gain?

Tempo di lettura: 2 minuti

Spesso in ambito fitness si sente echeggiare NO pain NO gain. Questa affermazione è stata resa famosa del celebre Arnold Schwarzenegger che tradotta letteralmente significa ‘’nessuna sofferenza, nessun guadagno’’. L’utente medio ha captato questa affermazione e l’ha intesa come il dover andare a cedimento estremo ad ogni serie, ogni esercizio, ogni allenamento, ossia andare sotto la doccia stremato, come se fosse l’approccio ideale per ottenere i migliori risultati, sia in termini di performance che di resa estetica. Per questo tipo di atleta, tutto il resto è inutile, basta picchiare duro nell’allenamento. Tuttavia, la realtà dei fatti è che questo il modus operandi No Pain No Gain, nei soggetti natural (ossia che non fanno uso di sostanze anaboliche, che ovviamente sono illegali!) , porta facilmente ad uno stallo dei risultati dopo un determinato lasso di tempo.

Qual’è la verità sul NO pain NO gain?

Il segreto è quello di esser capaci di creare una progressione nel tempo, su una o più variabili, per far si che da un punto A si arrivi ad un punto B prefissato e ragionato già in partenza. È quindi necessario  programmare la strategia vincente per massimizzare i risultati nel lungo periodo, andando a modulare con criterio i parametri allenanti (quali intensità, volume, densità e frequenza di allenamento) con l’obiettivo di creare una progressione evitando così gli stalli, pianificando i vari micro e mesocicli di allenamento che siano uno la conseguenza dell’altro.

Solo con un’idea chiara di quel che sarà il percorso da seguire, sapremo perché e cosa stiamo facendo in un determinato periodo dell’anno, massimizzando così i nostri risultati. Pertanto ci saranno periodi dell’anno in cui daremo la nostra attenzione ad un incremento dei volumi di allenamento, tenendo conto delle serie allenanti, delle alzate (serie x ripetizioni) o per i più pignoli del tonnellaggio (serie x ripetizioni x kg).

Periodi in cui andremo a modulare l’intensità media delle serie (% sul massimale, ossia per esempio da 70% a 80% nel corso delle settimane). Altri ancora in cui proveremo ad aumentare la densità di allenamento (stesso volume in minor tempo di allenamento), e così via con altre idee di progressione. Tutto purché abbia una logica sequenziale, con l’obiettivo di partire dal nostro punto A ed arrivare al nostro punto B. Perché se facessimo le cose a caso, anche i risultati verrebbero a caso.

Voglio lasciarti con un esempio di progressione nell’esercizio della panca piana perchè possa farti un’idea della logica che dovrebbe stare dietro ogni piano di allenamento.

ESEMPIO DI PROGRESSIONE PER LA PANCA PIANA PER UN PRINCIPIANTE



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